By this river
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Vi avverto: non è un post allegro... Non vorrei magari mettervi di cattivo umore. Ora potete scegliere se continuare la vostra lettura o scappare a gambe levate. E' una vostra responsabilità:
Stasera trasmettevano un film di Nanni Moretti "La stanza del figlio". Non sono riuscita a vederlo dall'inizio ma mi ha dato qualche spunto per riflettere oltre ad avermi fatta innamorare di una nuova canzone.
Perdere una persona cara è in generale difficile, ma perdere un figlio?
Ricordo il mio professore d'italiano del triennio al liceo, spiegandoci la poesia "Pianto Antico" di Carducci, diceva che il fatto che un figlio seppellisca un genitore è cosa che non sorprende e, a distanza di anni, sento ancora il tuonare della sua voce autoritaria ma allo stesso tempo tenera e a tratti commossa mentre finiva il pensiero affermando "Il viceversa è contro natura".
La morte di un figlio, per un incidente, per una fatalità, per una malattia, per una debolezza è in assoluto la cosa peggiore che possa accadere ad un genitore.
So che l'argomento è piuttosto triste, ma nel guardare il film e nell'ascoltare quella canzone il mio pensiero è volato a qualche persona che ho conosciuto, solo sfiorato e che ha fatto parte della mia vita anche se per poco, figli di genitori che sono riusciti a rimettere insieme i cocci con fatica dopo la loro morte prematura ed inaspettata.
E così ho pensato: "quanto diverso e straziante dev'essere quel dolore?"
Nonostante mi sia concentrata sul dolore più grande provato, mi sembra ancora di non riuscire ad immaginarlo.
O forse non voglio affatto immaginarlo perché già solo l'idea mi spezza il cuore.
"You talk to me
as if from a distance
And I reply
With impressions chosen from another time, time, time,
From another time."
Scritto da Taty68 on giugno 23, 2010 at 08:11 AM CEST #