Valle d’aosta, il punto sull’emergenza Coronavirus con il governatore Testolin

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Valle d’Aosta, il punto sull’emergenza coronavirus con il governatore testolin

Max e Max, in Good Morning Kiss Kiss, hanno intervistato il governatore della Val d’Aosta, Renzo Testolin.

Buongiorno, governatore! Qual è la situazione situazione sanitaria in Val d’Aosta, in questo momento?

R: La situazione sanitaria è in linea con quello che è il processo che sta avvenendo in tutta Italia; è una situazione che ci vede assolutamente impegnati, sia sull’unico ospedale che abbiamo in Val d’Aosta, sia su tutto il territorio, dando priorità alle case di riposo, alle micro-comunità, che caratterizzano la parte di popolazione più debole.

I vostri esperti quando prevedono il picco della vostra regione?

Un’indicazione prospettica c’è, solo che questa epidemia ci ha abituati ad essere sempre molto prudenti sulle date e sui termini. Diciamo che nella prossima settimana dovrebbe esserci una fase più acuta, sperando che ci sia un rallentamento a questa corsa frenetica del virus.

Tutte le regioni si stanno adoperando per produrre autonomamente le mascherine. Ci confermate anche voi questo trend?

R: La nostra è una piccola realtà. Dal punto di vista industriale non abbiamo i numeri delle grandi regioni, ma ci sono delle aziende che si sono attivate in questo senso. Fortunatamente adesso i rifornimenti dalla Protezione Civile Nazionale, o da canali attivati direttamente dalla regione e dalla ASL locale, stanno garantendo i flussi che servono per l’approvvigionamento degli ospedali sul territorio e della popolazione in generale. Rispetto a quindici giorni fa, la situazione è migliorata.

Non siete, quindi, più in emergenza, in questo senso?

L’emergenza c’è sempre. Bisogna pensare al futuro, bisogna riuscire ad avere un approvvigionamento che sia duraturo nel tempo. Ben vengano tutte le iniziative sul territorio italiano, e in parte su quello valdostano, che ci danno questa prospettiva.

Per quanto riguarda i tamponi, ne avete a sufficienza?

I tamponi sono una criticità che ci portiamo dietro da qualche giorno. Abbiamo necessità di trovare dei reagenti che siano compatibili con le apparecchiature che abbiamo a disposizione. Abbiamo allestito un laboratorio ex novo, perché ci appoggiavamo sulla Regione Piemonte per iniziative uguali. Ma adesso affrontiamo questa criticità che è comune a tutto il territorio nazionale.



Voi siete confinanti con Francia e Svizzera. Come si stanno comportando i nostri “vicini”?

Il discorso è che hanno avuto un comportamento leggermente ritardato, rispetto al nostro. Quindi, in alcune fasi ci sono stati dei confronti, per quanto riguarda il reperimento dei medicinali, ad esempio, o il materiale protettivo. E’ poi esplosa la pandemia anche da loro, portandoli a convergere sulle loro necessità tutte quelle che erano le possibilità di sostegno, sia dal punto di vista medicale che di DPI. E’ un discorso parallelo con le altre regioni italiane.
Per le persone anziane, abbiamo sentito dei casi di OSS che si sono tirati indietro. Com’è la questione?

R: Io dico che c’è del personale che dà il 150% e bisogna solo ringraziarlo. Ed è la gran parte. Poi c’è, come in tutte le situazioni, qualcuno che potrebbe fare di più. Noi ci auspichiamo che ci sia una coscienza collettiva che ci porti ad operare al massimo. Anche per quanto riguarda l’impegno civico. Il più grande contributo che può dare la comunità, ad oggi, è rimanere a casa. Il fatto di operarsi e adoperarsi per contenere questo contagio è la cosa più importante che dobbiamo fare in questi giorni. Noi stiamo facendo anche una campagna con tutti i portatori di interesse del territorio (artisti, sportivi, tecnici, scienziati… ) che lanciano questo messaggio che è assolutamente semplice, ma importantissimo: restare a casa propria.

Siete soddisfatti del decreto “Cura Italia”?

Il decreto è una prima risposta, che va poi calata sul territorio. La fotografia della situazione è tutt’altro che nitida, quindi bisognerà capire tutte le problematiche che, giorno dopo giorno, aumentano sul territorio. Evidentemente tutte le attività lavorative, le imprese, le categorie stanno soffrendo. Quindi bisogna trovare una forma equilibrata per dare delle risposte a tutti. Che siano di aspetto sociale e che si trasformino in un rilancio sul nostro territorio.

Tra i messaggi che ci sono arrivati, i valdostani chiedono: “Cosa servirà per rilanciare la nostra economia?

Servirà innanzitutto avere la tranquillità di potersi di nuovo posizionare su qualcosa che valorizzi il nostro territorio e la nostra purezza, ma non è un percorso semplice. Quella che è la difficoltà, in questo momento, è avere una prospettiva di periodo per iniziare a lavorare. Quando usciremo da questa crisi, da questa pandemia, allora possiamo fare delle azioni prospettiche. Affrontiamo un problema alla volta e risolviamolo. In primis risolviamo quello sanitario, dando delle risposte dal punto di vista economico.
Poi capiamo come proporci con gli ospiti che vogliono venire a trovarci.

Vuole aggiungere qualcosa?
R: Approfitto della vostra cortesia, per ringraziare tutti i sanitari, gli infermieri, i sanitari, anche i semplici cittadini che contribuiscono, a loro modo, nel superare questo periodo. E' un "qualcosa" di mai visto, dalla seconda guerra mondiale ad oggi, che ci toccherà tutti, ma che ci renderà sicuramente più forti quando ne usciremo. Sono certo che andrà tutto bene, con l’aiuto di tutti.

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